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Bene Vagienna

BENE VAGIENNA

Il nome

Il nome Bene Vagienna – in origine “Augusta Bagiennorum” – deriva dagli antichi Liguri Bagienni (o Vagienni), un popolo di origine iberica stanziato in queste zone, dedito alla caccia, alla pesca e alla pastorizia.

Il paese

A pochi passi dalle industrie del fossanese, il mondo scorre con ritmi diversi. È Bene Vagienna! Qui si vive ancora circondati di certezze: i portici, la piazza, la Chiesa, i negozi, il bar, la Banca (presente come Cassa Rurale di Prestiti dal 1897, divenuta nel 1994 Banca di Credito Cooperativo di Bene Vagienna). Bene Vagienna è oggi centro di agricoltura e artigianato; la sua storia rivive in questi portici medievali, nelle vie (piazza Martiri, Via Roma, Piazza Bottero) e nei numerosi patrimoni artistici e archeologici (la Parrocchia M. V. Assunta, la Chiesa di san Francesco, i Cappuccini, il Palazzo Municipale, la Confraternita di san Bernardino, chiesette e oratori).

Le feste, i santi

Bene Vagienna festeggia il 24 gennaio la Beata Paola, simbolo di costanza e umiltà. Santo Patrono: San Gottardo festeggiato la II° domenica di maggio.

Curiosità

La storia di Bene Vagienna rivive anche nei suoi dolci: la “torta del Cardinale”, tutta di nocciole, prende il nome dal Cardinale Luigi Oreglia, al quale era particolarmente gradita; “gli amaretti del Presidente” furono invece il dolce preferito del Presidente Luigi Einaudi, in visita a Bene Vagienna negli anni cinquanta; “la polenta del re”, fatta con farina di granoturco, si chiama così perché era solitamente riservata ai re.

LA STORIA

Tra il III e il II secolo prima di Cristo, l’area attorno all’attuale Bene Vagienna è abitata dai liguri Bagienni o Vagienni, una popolazione di origine iberica che combatte aspramente prima contro gli invasori cartaginesi e poi contro i Romani (dai quali fu poi assoggettata). Proprio nel periodo romano, per volere di Ottaviano, sorge Augusta Bagiennorum, una nuova città dalla quale partono tre importanti vie di comunicazione (verso Augusta Taurinorum / Torino e Augusta Salassorum; verso Pedona /Borgo san Dalmazzo / Aosta e verso il mare) e che è fiorente fino al IV secolo a.C, periodo nel quale inizia una fase di decadenza.

Abbandonata e spopolata, la città muore: tra il V e il VI secolo a.C. orde di barbari la rendono invivibile. Sorge però nel frattempo, un po’ più in alto, un nuovo centro abitato (l’attuale Bene), che vede la presenza impercettibile di Longobardi e Franchi; con la fine dell’impero di Carlo Magno, iniziano anche le lotte al potere; figura decisiva è Ludovico, meritorio per aver istituzionalizzato la seconda nascita di BeneVagienna. Passato l’anno mille e sconfitte le paure, anche Bene Vagienna inizia a rifiorire e diventa luogo di fondamentale importanza per il vescovo di Asti, acquisendo lo status di piccola capitale - questo finché non iniziano, come per i paesi circostanti, le guerre per ottenere la propria indipendenza da Asti. Gli statuti sciolgono i legami feudali, ma i comuni liberi risultano troppo deboli: Cuneo, per tutelarsi dalle mire egemoniche di Asti e Saluzzo, è la prima a chiedere l’intervento oltralpe di Carlo d’Angiò.

Seguono i Savoia e i Visconti: difficile per i comuni, indeboliti gli angioini, tutelarsi dalle loro mire. Anche Bene dunque viene inglobata dall’orbita sabauda. Nel 1389 Amedeo di Savoia Principe d’Acaja concede alla città un vassallo come signore, e nel 1413 la città viene data in feudo a Ludovico Costa di Chieri, luogotenente generale dell’esercito. Il lungo periodo sotto i Costa porta la città a delinearsi secondo quella che è ancor oggi la sua conformazione urbanistica. Al ritorno dei Savoia, dopo la pace di Chateau Chembris del 1559, i Costa vengono invitati a lasciare Bene in cambio di altri due piccoli contadi: liberata dalla Signoria dei Costa, dopo aver pagato 12.000 scudi d’oro a Emanuele Filiberto, la città entra nel progetto accentratore del duca, che tende ad eliminare tutti i particolarismi locali. Inizia così a seguire le vicende di casa Savoia.

Nel 600 la peste arriva alle porte della città ma non entra (pare, per intercessione della beata Paola Gambara Costa)… Bene Vagienna è un’isola felice! Nel 1763, con l’erezione a Principato (a capo del quale Carlo Emanuele III mette suo figlio, il Duca del Chiablese), la città medievale si trasforma adattandosi al gusto barocco e sorgono nuovi edifici pubblici. E’ ospite di Bene, nella campagna d’Italia del 1796, Napoleone Bonaparte. Nella seconda metà dell’ottocento, il Consiglio Comunale le attribuisce il titolo di “vagienna” in ricordo dei suoi antichi abitanti. La crescita cittadina viene rallentata verso la fine del secolo da un’epidemia di colera e da una scossa di terremoto, che causa ingenti danni. La storia di Bene, finito il Regno di Italia, diventa dal 1946 storia della Repubblica Italiana.

I PERSONAGGI FAMOSI

Giovanni Botero

Nasce a Bene Vagienna nel 1540 (data incerta), con umile origini; cagionevole di salute ma desideroso di conoscere il mondo, diventa uno dei principali filosofi della Controriforma. Dimessosi dalla congregazione dei Gesuiti nel 1580, per via del suo carattere difficile, soggiorna in Francia, a Milano e a Roma, e torna in Piemonte nel 1599 per educare i tre figli del Duca Carlo Emanuele 1 di Savoia. Muore a Torino il 23 giugno 1617. Tra le sue numerose opere letterarie, spicca “Della Ragion di Stato” (10 volumi, 1589), nella quale, a differenza di Machiavelli, cerca di conciliare morale e politica (per Botero il sovrano deve perseguire i fini politici attenendosi ai principi della morale e della religione; coscienza e Chiesa Cattolica coincidono). Rivolge il suo interesse anche alla geografia. Bene Vagienna è per lui “Riguardevole per la fortezza del sito, per l’eccellenza dell’aria e per l’attitudine degli habitatori alle lettere e all’arme”.

Beata Paola Gambara Costa

A Bene Vagienna è forte la devozione per la beata Paola, beatificata il 14 agosto 1845 da Papa Gregorio XVI: umile, generosa, amata da tutti, supera con coraggio le prove che la vita le mise di fronte. Proveniente da una famiglia nobiliare, preferisce però fin da giovane una vita di preghiera e meditazione. Un giorno Dongiovanni Costa signore di Bene, impressionato dalla fanciulla, decide di farla maritare al nipote Lodovico Antonio: all’età di 12 anni, Paola si trova sposa di un marito superbo e iracondo, che presto le preferisce un’altra donna. Paola continua tuttavia la sua vita di preghiera, umiltà e dedizione verso il prossimo, tanto da fare con il tempo breccia nel cuore del marito. Succedono nella sua vita fatti miracolosi: botti di vino che dopo essere svuotate dai poveri continuano ad essere stracolme, pane che si trasforma in rose per difenderla dalle ire del marito, granai e dispense che si aprono miracolosamente. Le reliquie della Santa sono conservate nella chiesa di San Francesco.

La Famiglia Costa

La famiglia Costa entra in Bene Vagienna con un certo Bernardino, e poi con Ludovico che, il 23 agosto 1413, ottiene il titolo di Signore di Bene degli Acaja per 60.00 scudi (dopo aver acquistato i feudi di Cavallermaggiore, Arignano e Polonghera). Dopo un periodo di fasti in cui vengono inglobati dalla famiglia Costa anche Trinità e Carrù, il casato decade, e Bene, nelle mani dei Savoia, diventa Città e Principato. Nel 1990 l’ultima discendente diretta del Costa Signore di Bene – Bianca Costa di Polonghera – segue il restauro della Cappella Gentilizia dei Conti Costa, che culmina in una festa di rievocazione storica (10 giugno 1990): un corteo di duecento personaggi in costume d’epoca anima la città.

Giuseppe Oreglia di Santo Stefano

Nato a Benevagienna il 27 marzo 1823, fratello del cardinale Luigi, è tra i fondatori de “La civiltà Cattolica” (prestigiosa rivista dei gesuiti italiani, fondata a Napoli nel 1850): letterato di impegno, scrive su questa rivista per quarant’anni, polemizzando con anticlericali e liberali. I progetti che più lo interessano sono legati alla difesa della Chiesa e alla lotta alla massoneria, considerata vero nemico. Muore a Chieri il 28 ottobre 1842.

Luigi Oreglia di Santo Stefano

Fratello minore di Giuseppe, nasce a Bene Vagienna il 9 luglio 1828; “sacerdote irreprensibile” e amico di Don Bosco, fu nel 1878 tra i cinquantatrè prelati elettori di papa Leone XIII (pontefice che sostenne la cooperazione, alla base della nascita delle Casse Rurali). Si allontana da Bene Vagienna per seguire la carriera diplomatica come interunzio, viene nominato Cardinale e poi Prefetto della Sacra Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie.

Giuseppe Alessandria

Nato a Bene Vagienna il 22 luglio 1840, laureato in chimica all’università di Torino, fu sposo felice, padre di tre bambine e nonno. Studioso eccellente in diversi settori (dall’archeologia alla botanica), si dedica per alcuni anni alle vicende politiche come sindaco di Bene Vagienna (1884- 1889) e come Consigliere Provinciale, ma finisce con il preferire l’attività di ricerca. Di fondamentale rilevanza, sono le sue imprese archeologiche e più che soddisfacenti i risultati che ottenne: è lui a far emergere le rovine di Augusta Bagiennorum e ad affettuare ricerche approfondite sulle legislazioni e sui tesori d’arte della città. Istituisce, con l’amico Vacchetta, il Museo Civico. Unisce alla passione per i reperti, quella per i libri: la sua Biblioteca arriva a contenere 5.000 volumi. Ma non è solo uomo di studio e di ricerca. Giuseppe Alessandria cerca anche di risolvere in maniera attiva e propositiva i problemi che si presentano: l’epidemia di colera (attraverso i valori del solidarismo) o quelli economici (diventando socio fondatore della Cassa Rurale). Muore il 5 maggio 1926, prima di veder pubblicato il suo studio su Botero, dopo una vita spesa nella ricerca e nel sostegno di chi si rivolgeva a lui “il Commendatore, per aiuto e consiglio”.

Giovanni Vacchetta

Di antica famiglia Benese, nasce a Cuneo nel 1863; artista liberty e designer, si mise in luce per le sue abilità tecniche. Esperto d’arte e storico, contribuisce in modo decisivo alla conservazione dei beni culturali della provincia Granda. Realizza i disegni e la planimetria del sito archeologico di Augusta Bagiennorum. Muore nel 1940.

Pietro Gazzera

Nato a Bene Vagienna l’11 dicembre 1879, intraprende fin da giovanissimo la carriera Militare ed entra nel 1903 nello stato maggiore. Nella guerra italo turca del 1912 diviene Colonnello e, delegato dal Generale Armando Diaz, firma l’armistizio con gli austriaci (3 novembre 1918, Villa Giusti). Diventa Generale, poi Ministro della Guerra e a seguire Senatore del Regno. L’ultima guerra lo vede impegnato contro gli Inglesi nell’appena conquistata Etiopia. È anche autore del libro “Guerra senza speranza”, un’analisi dettagliata e senza retorica dei motivi per cui l’Italia non avrebbe potuto che perdere la guerra. Muore a Ciriè il 30 giugno 1953.

 

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